Critiche di “Aire”
Performance collettiva di Jorge Restrepo with Zamorano students
Sfere nere nel paesaggio luminoso
di Carlos A. Lanza, curatore
La Fondazione del Museo El Hombre Hondureño, ha una lunga traiettoria di appoggio alle espressioni artistiche del paese. Nella sua agenda, abbiamo visto un patrocinio aperto che va da manifestazioni artistiche tradizionali fino ad audaci proposte d'arte contemporanea quali le attività pubbliche chiamate “El Mayoreo” (mercato all'aperto), realizzata da Jorge Restrepo in un mercato di Tegucigalpa e “Alfombra” (tappeto) nella stessa città. Nella presente occasione la Fondazione apre un suo programma per permettere a Jorge Restrepo, colombiano e a Gabriela Alonso, argentina di presentare un progetto performatico: Aire (aria).
Da alcuni anni, Jorge Restrepo e Gabriela Alonso, portano avanti una importante attività performatica. Penso che Restrepo muova verso la performance, motivato da un naturale bisogno di percepire l'arte come spazio dove sviluppare un'azione, cercando di cancellare le frontiere tra l'artista ed il pubblico. Dico “naturale bisogno”, perchè questo artista dotato di una sensibilità eccezionale, non poteva autolimitarsi dentro i margini di una tela. In tale senso, la Alonso ha detto: “Provengo dalla pittura e dall'incisione e aggiungo poco tempo dopo anche la fotografia ed i video. Come se non bastasse, aggredisco gli spazi urbani e loro come sostegno mi invitano all'azione”. Entrambi gli artisti si muovono sotto lo stesso principio che permette a un poeta di passare dalla poesia alla prosa poetica: Il bisogno di dire sempre di più.
Il disegno performatico
La performance si sviluppò nell'Università Zamorano, situata nella parte est dell'Honduras. Parteciparono all'incirca un migliaio di studenti di questa Università. L'opera è stata organizzata in due momenti: il primo consisteva nel gonfiare palloncini neri, manipolandoli fino a ottenere una sinfonia di suoni alti e bassi in tutto l'ambiente; nel secondo momento si è proceduto a gonfiare gli stessi palloncini per poi lanciarli verso l'alto, creando una immagine di “nuvola nera”. Più avanti studieremo questa simbologia per iniziare il discorso dal suo significato; ma, prima, vorrei fermarmi ad analizzare alcuni aspetti formali che richiamano l'attenzione su questa performance.
La performance contiene tracce pedagogiche le quali evidenziano i risultati preceduti da un' evoluzione: molte volte questa evoluzione è disegnata sulla base di un accurato piano di istruzioni, ma l'artista deve avere cura che quest'azione pedagogica resti subordinata agli obbiettivi statici del progetto, altrimenti, si corre il rischio che quest'operazione si trasformi in uno spettacolo decadente e formale e penso che Restrepo e Alonso abbiano saputo risolvere efficacemente questa situazione. Aire (Aria) è una performance sobria, così come dovrebbe essere concepito tale genere. E' mia opinione: entrambi gli artisti confermano la tesi di Allan Kaprow, per il quale l'intervento performatico dovrebbe avere le basi su atteggiamenti semplici e moderati. Questa performance, malgrado sia l'azione artistica massiva più importante fatta in Honduras, non possiede nessuna complessità formale, la sua complessità è quella dettata dalla sua funzione simbolica, perchè a questa sobrietà formale corrisponder una struttura ricca di significati.
Se consideriamo che in questa università, gli studenti si radunano soltanto per attività rigorosamente accademiche, vorrei sottolineare che lo spostamento di centinaia di studenti universitari verso il luogo dove si compiono le azioni performatiche è di per sè una performance; questi giovani, con le loro magliette nere che uscivano in massa dai padiglioni verso un campo di calcio, hanno rappresentato un vero evento: sembravano la ribellione delle “magliette nere”. Gli studenti sono stati oggetto e soggetto della performance; oggetto, perchè i loro corpi formavano un insieme con i palloncini neri, la piattaforma visiva del progetto; quei corpi sono stati dotati di un'identità per inserirsi ed essere percepiti; la maglietta nera non è un arbitrio ma uno dei segni d'identità sensoriale. I giovani sono stati soggetto, perchè, malgrado questa sia un'attività massiva, ognuno di loro ha comunicato una energia personale alle azioni, per questo vorrei enfatizzare quello che ho segnalato all'inizio: le norme o le indicazioni pur essendo pianificate per essere messe in atto in modo simultaneo da centinaia di studenti, non hanno cancellato il gesto con il quale ognuno si è consegnato all'azione. L'indicazione ha soltanto dato avvio ad un sentimento condiviso. Su questo argomento, Bartolomè Ferrando ha detto: “La partecipazione o l'intervento nell'opera è capace di promuovere l'identità del soggetto che interviene, la partecipazione dell'altro apporta un certo equilibrio di forze all'interno dell'evento artistico”. Se dalle immagini registrate potessimo isolare ogni partecipante, potremmo osservare che ognuno di loro realizza un'azione per l'altro; l'unione di tutta quell'energia ha determinato l'aspetto ludico del progetto: Aire (Aria) è il rito della respirazione.
Un altro aspetto formale che interessa definire a proposito di quest'analisi, è lo spazio. In Aire (Aria), lo spazio è un campo aperto, vasto, libero. In realtà, il campo è un paesaggio assolutamente atmosferico. Queste caratteristiche dello spazio lo associano alla natura concettuale dell'opera. A mio giudizio, lo spazio scelto diventa il segno ed entra a fare parte della trama semantica. Lo spazio è un materiale, non un vuoto, diceva Nicolas Schoffer. Niente di meglio che concepire suoni e plasticità in uno spazio che possiede tutta l'energia da potenziare lo sviluppo di un'attività performatica.
Le definizioni simboliche
Il passaggio sull'andamento formale della performance ci avvicina inesorabilmente allo stato dei suoi significati. Poco prima dicevo che la performance Aire constava di due azioni la prima: un'azione sonora (suono dei palloncini mentre si sgonfiavano) e la seconda, rappresentata da un'azione visiva (nuvola di palloncini neri).
L'azione sonora risponde alla scheda di Gabriela Alonso la quale, dalla performance Non soltanto i soldati muoiono in guerra, aveva individuato, nel gesto di sgonfiare i palloncini (bianchi), una specie di “urlo che rammemora le sirene”. Questa metafora può contenere implicazione di dolore e avvertimenti. Alonso è stata guida anche nella performance “Aire” in Argentina, per rendere omaggio al lavoro di Restrepo in “Aliento” (Alito). In questa occasione, Alonso ha introdotto la liberazione allegra dei palloncini bianchi....Oggi, i due artisti riprendono l'insieme delle scene e le magnificano con una performance massiva in un nuovo territorio e con un appoggio concettuale che mette a fuoco altre problematiche. E' come se due artisti, Alonso e Restrepo, parlassero con il viso rivolto verso la storia dell'arte contemporanea. A Zamorano siamo stati presenti alla rappresentazione di cento giovani che lasciavano andare l'aria dall'apertura dei palloncini, assistendo ad un concerto che ravvivava tutti i sensi; era un suono che comunicava, che diceva o disdiceva: suono-pianto, suono-confusione, suono-allarme, suono-allerta, suono-spasimo. Quel giorno, il suono raggiunse la dimensione di tutte le emozioni possibili: Suono-poesia. La simbologia acquista connotati drammatici quando l'aria che si libera proviene da palloncini neri e non da palloncini bianchi. Il risultato sfocia in una metafora che richiama alla memoria un profondo desiderio di libertà fino a toccare tutte le fondamenta della cultura umana.
Malgrado le coordinate concettuali della performance siano puntualizzate sulla scheda tecnica, debbo confessare che Aire è un progetto che va oltre il suo programma. L'azione lo libera dai limiti concettuali prefissati permettendo all'osservatore di costruire un suo proprio universo concettuale senza cadere in vaghe esitazioni, dal momento che gli artisti stabiliscono una simbologia che riporta a contesti critici ben consolidati. E' in questi contesti che il pubblico acquisisce tutta la libertà di indagare e proporre letture: Il suono è un universo sonoro che può provocare dalla semplice eccitazione dei sensi, alla più raffinata riflessione.
La seconda azione della performance consiste nel gonfiare i palloncini e lanciarli in aria, formando per alcuni secondi una nube nera; l'azione è effimera, la sua durata dipende dal tempo che impiega l'aria ad uscire dal palloncino: aria sei e aria ritornerai. Il carbonio intrappolato per alcuni secondi ritorna a moltiplicare le sue molecole, a ritrovarsi con la vita a stimolare il respiro del pianeta, a equilibrare l'ossigeno; in quest'opera l'aria è concetto ed è materia, è risorsa per compiere l'azione ed è l'azione stessa. Non dimentichiamo che la novità del linguaggio performatico risiede nella natura del suo significato il quale opera in modo diretto e immediato sulla realtà, lavorando su profilo ideologico ad iniziare dall'azione e non dalla semplice considerazione. La proposta di palloncini neri conferisce all'azione una sobrietà particolare, uscendo dai colori circensi per essere investita di riferimenti critici-riflessivi. Dicevo prima che Aire è una performance che racchiude altre varianti concettuali, i palloncini neri che si liberano formando una nube nera, oltre ad alludere all'inquinamento, riportano l'immagine di un paese adombrato dalla crisi politica più profonda degli ultimi trent'anni; dai suoi codici traspare una metafora raccapricciante, sordida, brutale: inquinamento dell'aria e, insieme, avvelenamento dello spirito.
Da ultimo, bisogna mettere in risalto un momento storico con il quale ha attinenza – e nutrimento- quest'opera. In simultanea con la realizzazione della performance, delegati dei paesi membri delle Nazioni Unite si preparavano a dare inizio al convegno per il cambiamento climatico a Copenaghen. Considerata da molti come la riunione che definirà la vivibilità del pianeta, questo meeting convoglierà la sua attenzione nella trattativa sui limiti alle emissioni di carbonio generate dalle attività umane. Questa cornice di decisioni politiche di tale trascendenza è la ragione per la quale la performance Aire è eccezionale e pertinente.
Palloncini neri, giovani allegri in maglietta nera, suoni gravi e acuti, tutti mentre abitano un paesaggio spettacolare che ci fa pensare ad un complesso mondo di contraddizioni che l'arte esplora da “la pelle nuda di una lacrima” fino al dolce vento che ci porta il canto degli uccelli.
Tegucigalpa, 27 novembre 2009
Traduzione di Mariela Ramos
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